Never Perfect ESIBIZIONI

Dal 2011 l’artista Lucia Ferrara si è interessata alla chirurgia estetica, rendendola protagonista di opere particolari, alcune delle quali presentate a New York nel 2012, approfondendo in esse il tema estetico del mondo contemporaneo.
Il progetto nasce da un’esperienza reale e personale di violenza subita e dal percorso della malattia: bulimia, anoressia.
Il disagio personale e la ricerca di una nuova identità purificata la portano a sperimentare attraverso la sua arte un mezzo per parlare di questioni sociali.
Ci sono otto dipinti che decide di creare e fanno parte di una serie chirurgica intitolata “Never Perfect” esposta, in anteprima, al Macro Museum of Contemporary Art di Roma a giugno 2017, in Italia.
“Never Perfect”, raccoglie otto grandi tele, 240 cm x 200 cm in acrilico su tela, datate 2017.
Nell’installazione, nel complesso delle opere, la sua immagine diventa il simbolo del dolore, quello di molte donne e uomini che hanno subito violenza fisica o psicologica per rappresentare un “malessere invisibile”.
Il titolo della serie artistica appare volutamente e ripetutamente sulla tela, sul corpo delle figure ritratte, come un marchio, sulle unghie, strumenti chirurgici e siringhe per evidenziare la personale “percezione dell’imperfezione”.
Il trauma “invisibile” e “insostenibile” è una trappola mortale che causa alle sue vittime malattie che portano all’annientamento di se stessi, come la Bulimia e l’Anoressia.
In questo contesto il legame tra l’ego e la chirurgia è evidente; quest’ultimo può essere, in molti casi, un aiuto per “riparare” la relazione psicologica del proprio sé interiore e, di conseguenza, il dialogo dell’individuo con il mondo.
Sulle varie tele intraprende un viaggio di ricerca, usando le immagini più dolorose, ma mai orrende, riuscendo a trovare una delle sue verità, proprio come Dante percorre la strada dall’inferno al paradiso; la sua tragedia personale si trasforma in positivo, rompendo il blocco emotivo che l’ha imprigionata. Interrompe il circuito della negazione della sua immagine, usandola con forza, lei, così odiata, prende forma “per la prima volta” su una tela vuota, costruendo una nuova dimensione in cui riscoprirsi, volgendo lo sguardo al futuro.
Spesso vittime di violenza, usano mascherati, zitti in silenzio; in una situazione di profondo disagio viene interrotta l’accettazione dell’ego e dell’aspetto esteriore, tutto ciò non consente di vivere una vita normale.
Il dolore derivato dal trauma, causa, in alcuni casi, una scissione della personalità: il contrasto tra il negativo e il positivo del proprio Essere e, in questo scenario, tutta la vita è deformata.
Le opere sono una successione di figure personali che sviluppano la sua storia; dall’occultamento interiore al mondo, alla rappresentazione cosciente del dolore, mostrando la sua identità, il frutto del coraggio, della tenacia, del carattere che gli ha permesso di superare la dolorosa fase della violenza subita e repressa, gestendo, infine, il dialogo con persone e cose.
Nella sua ricerca si relaziona con tre personaggi di epoche diverse, riflettendosi in essi: essi, nel loro sviluppo, dimostrano l’evoluzione della sua esistenza; Frida Kahlo rappresenta il confronto tra artista e sofferenza, Marilyn Monroe indica la dualità tra mito e bellezza immortale, Madonna (Louise Veronica Ciccone) mostra la trasformazione della bellezza in senso camaleontico.
Infine, l’artista “vede” e “immagina” come un albero, i cui capelli sono la radice dell’imperfezione, in questo disegno riscopre la capacità di osservare la realtà in tutte le prospettive; le siringhe per oggetti chirurgici diventano “diadema terapeutico” e strumento per ridisegnare i tratti “deformati” dalla violenza.
Viaggiando nel suo dolore, non esiste un mondo di perfezione, è solo apparente, la vera vendetta è solo l’Amore, che non può cancellare, ma guarire; La sua intenzione non è quella di creare immagini drammatiche di una vita che abbia sofferto, ma di esprimere la vittoria di vivere positivamente, annichilendo le paure inconsce che attraversano l’oscurità esistenziale e tornano alla luce.
L’insieme delle opere non è un percorso costellato di materia “oscura”: il colore blu lascia il simbolismo espressamente chirurgico e diventa il cielo, in cui le figure sono animate.
In un mondo artistico in cui il colore domina la scenografia, il suo messaggio è e sarà sempre di gioia e felicità verso la vita, perché la felicità accompagna la donna quando “si sente bella”.
La mia esperienza mi ha insegnato che: “La violenza è un atto materiale che l’Anima non riconosce”.
Mostre eseguite
13 giugno 2017
Il progetto artistico è stato presentato per la prima volta al Macro Testaccio di Roma con lo staff dell’artista Lucia Ferrara, sponsor l’associazione Secondo Cuore Onlus per le vittime di violenza, i giornalisti presenti e la TV, con il patrocinio del Dipartimento di Sport, Politiche giovanili e Grandi Eventi di Roma, Spazio Giovani Roma Capitale Factory, Zetema Progetto cultura, Associazione Newworld, Nwart.
2 giugno 2018
Seconda mostra alla galleria Il Melograno a Livorno, Italia.
Partner Secondo Cuore Onlus per le vittime di violenza, Tee4two e Galleria Il Melograno.

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